La cittadina deve il suo nome all'antico
Ponte
Curvo che collegava le due sponde del Liri. Completamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale,
della sua lunga storia conserva ancora la
Torre di Rodoaldo, che oggi è stata
integrata come campanile della
Cattedrale.
Merita una visita, per gli aspetti naturalistici, la frazione
Santa
Oliva, ricca di formazioni carsiche.
Durante la Guerra:
All'inizio dell'inverno 1943-44, Pontecorvo fu compresa dai tedeschi nel sistema della "Linea Hitler" mediante la costruzione di
una minuziosa rete di fortificazioni. La nascita di quest'ultima, che aveva dunque il suo perno in Pontecorvo, si fa risalire ad
un sopralluogo effettuato dal feld-maresciallo Kesserling alla fine del settembre del 1943, per ritardare al massimo l'avanzata
degli Alleati dopo lo sbarco da loro effettuato a Salerno. Per la sua costruzione si lavorò tutto l'inverno. Prevedeva la direttrice
Terracina, Fondi, Itri, Pico, Pontecorvo, Aquino, Piedimonte Sangermano, Tirelle, Monte Cairo e la realizzazione fu affidata
all'organizzazione Todt con l'apporto di battaglioni di lavoratori slovacchi e russi. Data l'importanza strategica ed il nome
che portava, la linea Hitler fu fortificata con molta cura e senza risparmio di risorse belliche: fortini in cemento armato e
acciaio pressoché inespugnabili, mine e reticolati, in particolare bunker dotati di una torretta di carro armato alcuni dei
quali rimangono ancora nelle campagne pontecorvesi; una poderosa fortificazione fissa, quindi, su cui si sarebbe dovuto
assestare l'esercito tedesco se avesse ceduto la linea Gustav di Cassino. Si può immaginare cosa sarebbe successo alle
migliaia di sfollati sparsi nelle campagne se gli Alleati non avessero deciso di aggirare tale difesa passando per gli
Aurunchi, dove cedettero le sue diramazioni di Senger e Dora. La difesa tedesca sulla linea Hitler fu allentata e i
canadesi, a fine maggio 1944, riuscirono ad irrompere nella Valle del Liri aprendosi la strada verso Roma che
fu liberata ai primi di giugno.
"Un peccato, ma costituisce ottimo materiale per le strade", fu il cinico commento per
Pontecorvo distrutta, del militare del Genio Canadese durante un'intervista subito dopo la conquista del baluardo
della poderosa linea Hitler. Pontecorvo fu completamente rasa al suolo e le vittime civili, mai peraltro esattamente
valutate, furono oltre 700. Gli abitanti rimasti, però, non si persero d'animo e iniziarono subito a pensare al futuro sgombrando le strade dalle macerie, utilizzando locali salvati
o di fortuna per abitarci, sminando i campi e rimuovendo i cumuli di munizioni.
[B. Pulcini, Pontecorvesità, Formia, 1999]
Bombardata il giorno di Tutti i Santi del 1943, a Pontecorvo si contarono almeno 600 morti e altrettanti feriti. Un numero impressionante
se si considera che in città, su circa 15.000 abitanti ne erano rimasti appena un paio di migliaia. Dell'abitato non rimaneva
che un cumulo di macerie.
Per ricordare i tragici eventi, Pontecorvo ha allestito, sul Monte Leucio, un
Museo delle Battaglie.
Letture:
C, Jadecola, Pontecorvo viene coventrizzata
Oggi:
Pontecorvo continua a vivere di agricoltura (tabacco, ortaggi) e mantiene la tradizione artigiana delle stoviglie
di terracotta.
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