Parco della Memoria di San Pietro Infine
   
 
L'antico centro abitato di San Pietro Infine dopo la seconda guerra mondiale è stato abbandonato. Gli abitanti hanno preferito ricostruire a valle che tentare di riedificarlo dopo la battaglia che l'aveva completamente distrutto.
Il Paese oggi rappresenta una straodinaria testimonianza storica delle vicende belliche del 1943 ed inevitabilmente un monito della barbarie della guerra. Tra le rovine regna un silenzio innaturale. Il tempo sembra essersi fermato e a ben guardare le vie e i resti degli edifici hanno una grande capacità evocativa e sembrano ancora proteggere e narrare una vita che non c'è più.

Il Centro di Introduzione al Parco della Memoria Storica di San Pietro Infine

All'ingresso della rampa di accesso dell'antico borgo di San Pietro Infine sorge un centro di introduzione alla visita del paese. Un allestimento permanente, realizzato dallo staff del maestro Carlo Rambaldi, che avvalendosi di tecnologie, ambientazioni scenografiche e sonore di grande impatto emotivo, in 7 spazi ripercorre le vicende di San Pietro fornendo una chiave di accesso alla comprensione della storia di una comunità che in soli 10 giorni, nel dicembre del 43, verrà coinvolta in una delle battaglie più cruente della campagna di Italia.
Nell'ultima sala viene proiettato il film girato dal regista John Houston, che nel 1943 era al seguito delle truppe americane come documentarista di guerra . Un documento straordinario sulle vicende della battaglia e del paese di San Pietro Infine e una delle poche testimonianze video sulla popolazione civile.

La narrazione del Centro di introduzione al Parco della Memoria storica di San Pietro Infine

San Pietro Infine: c'era una volta un mondo.. X sec. D.C. -> 7 dicembre 1943
San Pietro Infine è una cittadina come tante altre della zona del Liri, un paese antico espressione di un'antica civiltà contadina. E' costruita nella pietra e con la pietra. Si compone di una particolare architettura urbana che si arrampica lungo le pendici del Monte Sambucaro: fatto di case di mattoni dipinte in rosa o in giallo chiaro, stradine pulitissime tutte in salita e lastricate con selce bianco e con alcuni edifici in pietra di dignità nobiliare. L'olivo è la principale fonte di sostentamento locale: un artigianato della trasformazione legata ai frantoi delle famiglie dei Comparelli, dei Brunetti, dei Masia, dei Nardelli-Berillo, dei Troianelli-Marone. Una pastorizia minore, stanziale, fornisce il latte e il letame ai contadini, ciascuno dei quali possiede pochi capi caprini, ovini o bovini lasciati pascolare sulle pendici del Monte Sambucaro. Con la stramma, erba locale, si produce un artigianato di stuoie e scope che da lavoro ad una larga fascia di popolazione. Nel paese ci sono due medici, Giuseppe Comparelli e Anselmo Barone, un notaio, un parroco e un "armadietto farmaceutico comunale" che sostituisce la farmacia ed è gestito da Antonio Masia.

San Pietro Infine: la distruzione 8-17 dicembre 1943
Il piccolo, pacifico e soleggiato paese di San Pietro Infine diviene, giocoforza, insieme a Montelungo, la roccaforte con cui i tedeschi impediscono lo sfondamento di quella linea difensiva chiamata "Rheinard". In soli 10 giorni la furia devastatrice della guerra cancella il paese. Della vita laboriosa e tranquilla rimangono solo macerie e distruzione. San Pietro Infine non esiste più.

La fuga nelle tenebre
Molti civili trovano rifugio nelle grotte sparse sul territorio. E' una fuga folle, di terrore dalla deportazione e nello stesso tempo è il segno di un legame saldo alle proprie origini, al paese natale. I primi cannoneggiamenti degli alleati distruggono alcuni di questi rifugi esposti direttamente al fuoco dei cannoni che sparano dalla zona di Mignano. Diversi civili muoiono: le grotte dove si erano rifugiati vengono centrate in pieno.

Il rifugio nelle grotte
Nelle grotte la vita è difficile; la notte ci si ammassa all'interno per il freddo e la mancanza di spazio obbliga le persone a dormire accovacciate. Alla mancanza di acqua e di cibo si aggiungono le precarie condizioni igieniche. L'aria è irrespirabile. Ma la gente non demorde: malgrado sia in atto la fine del mondo l'operosità e l'istinto di sopravvivenza degli uomini prende il sopravvento. Si rendono piú confortevoli i rifugi e vengono ricavate dalle pareti laterali dei piccoli ripiani per gli oggetti di uso quotidiano. La vita all'interno delle grotte continua.

La battaglia di San Pietro Infine di John Huston
Il documentario di Huston The Battle of San Pietro (1944) che, ha come scenario il piccolo paese di San Pietro Infine, è una vera e propria cronaca dello scontro tra gli Alleati e i tedeschi per una postazione militare strategicamente importante. Le difficoltà ambientali e climatiche trasformeranno la battaglia in una serie di ripetute azioni di pattugliamento e attacco degli americani verso le posizioni tedesche. In particolare il regista segue in qualità di tenente per conto del Signal Corps dell'esercito statunitense le vicende del 143° reggimento della 36a divisione Texas, parte della 5a armata americana.

I soldati americani
I padri o i nonni di molti di questi soldati, della 36° Divisione Texas erano emigrati proprio da questa terra in cui giunsero come "liberatori", senza avere, forse, la consapevolezza di una missione da compiere, senza immaginare quanto duro sarebbe stato il prezzo della vittoria.

I Sanpietresi
Le prime pattuglie americane entrano in San Pietro Infine il 17 dicembre 1943 dopo dieci giorni di aspri combattimenti. Il paese è distrutto. Circa 140 civili hanno perso la vita e i loro nomi resteranno per sempre scolpiti nella pietra del paese che non esiste più.

   
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