L'etimologia del nome è indubbiamente latina e sembrerebbe indicare l'attività di dissodamento del terreno
per la coltivazione o della pastorizia, a testimonianza della tradizione contadina e pastorale del territorio. Posta al confine
tra i possedimenti pontifici e il Regno delle due Sicilie, Pastena conobbe numerose dominazioni: dai normanni, agli svevi, agli
angioini, agli aragonesi fino ai borboni.
Durante la guerra
Pastena, retrovia del fronte, venne più volte
bombardata e isolata. Gran parte delle abitazioni vennero distrutte e, con il crollo dei ponti la popolazione si
trovò senza vie di fuga.
Pastena subì il primo bombardamento aereo il 19 marzo 1944, giorno di San Giuseppe; in quella occasione, fortunatamente, non vi furono vittime poiché molte famiglie erano già scappate in campagna e sulle montagne all'intorno, dopo un inverno durissimo di paure e di poco pane. A maggio, però, la situazione precipitò. Il più forte bombardamento su Pastena si ebbe il giorno 13 di quel mese, in una mattina di sole; fu questo un bombardamento infernale che si abbatté soprattutto sul centro storico del paese, ed in particolare sulla vecchia via Santo Spirito, radendo al suolo diverse abitazioni sotto le cui macerie persero la vita tante persone. Nel frattempo, nei mesi fra l'estate del '43 ed i bombardamenti della successiva primavera, Pastena ebbe l'insolita particolarità di essere diventata in poche settimane un grande serbatoio di gente proveniente da località vicine e lontane, dalle quali era stata fugata dai bombardamenti e dagli "sgomberi" coatti delle abitazioni. Era perciò una popolazione promiscua che lasciando le case, molte delle quali già ridotte in macerie, aveva cercato un minimo di sicurezza fisica e di speranza di scampo dalla generale bufera in questo territorio pastenese che pareva dovesse rimanere appartato dal mondo. Per qualche mese, dunque, l'aspirazione ad una relativa sicurezza, di questa gente sradicata dalla propria casa, venne esaudita dagli eventi; ma alla fine, anche per essa, la speranza si tramutò in un disperato epilogo. Anche qui, infatti, i bombardamenti si intensificarono, specialmente nelle due settimane precedenti la "liberazione" da parte degli Alleati, e l'avventura assunse per tutti, indistintamente, i toni della tragedia. Con la liberazione giunse anche la grave onta recata dagli stessi amici-alleati, con l'infamante tragico "passaggio" delle truppe marocchine; vi furono uccisioni, saccheggi, stupri e sopraffazioni di ogni sorta a danno di popolazioni inermi che ebbero, in quel momento, l'unico torto di avere atteso con ansia ed accolto con entusiasmo questi cosiddetti "liberatori".
[D. Grossi, Pastena di Ciociaria. Collana di Studi Storici, Edizioni SEAM, Roma, 1994]
Oggi
Pastena è conosciuta per il
complesso di grotte, scoperto
nel 1926,situato all'interno della catena dei Monti Ausoni e denominato Grotta di San Cataldo o del Pertuso. Suddiviso in due
rami sovrapposti, di cui uno ancora attivo e percorribile con piccole imbracazioni, il cui spettacolo mozzafiato rivela al
visitatore stalattiti e stalagmiti, antri, sale e piccoli laghi. Alla sommità del borgo è possibile ammirare i
resti delle mura di cinta e la Porta romana. A testimonianza delle tradizioni contadine del territorio è stato
istituito il Museo della Civiltà contadina e dell'Ulivo, vero e proprio gioiello di storia popolare.
Nella Rete: